La
gente
dei
Rally
al
leggere
il
cognome
Guizzardi
torna
con
rimpianto
agli
Anni
d’Oro
dei
Rally
quando
Dario
Cerrato
in
coppia
con
Lucio
Guizzardi
ci
regalavano
ad
ogni
passaggio
un
sicuro
spettacolo.
Leggendo
“Il
Principe
e
l’autista”,
scritto
da
Andrea
Gentili,
si
scopre
pian
piano
che
il
libro,
dal
romantico
titolo
per
una
impresa
“impossibile”,
è
dedicato
ad
Ettore
Guizzardi,
il
meccanico
(e
alla
bisogna
anche
autista)
della
Itala
del
Principe
Scipione
Borghese
che
ha
vinto
il
Raid
Pechino-Parigi
nel
1907.
Imbarcato
nella
Itala
c’era
anche
il
giornalista
Luigi
Barzini
che
con
i
suoi
articoli
scritti
sul
“Corriere
della
Sera”
ha
diffuso
i
momenti
cruciali
dell’impresa
in
tutto
il
mondo.
Purtroppo,
dopo
una
accurata
indagine,
abbiamo
scoperto
che
non
ci
sono
legami
di
parentela
fra
i
due
uomini
accomunati
dalla
passione
del
motore:
il
meccanico
Ettore
e il
copilota
Lucio:
peccato
perché
si
poteva
scrivere
un
ulteriore
interessante
capitolo.
Il
libro
è
molto
coinvolgente
e
presenta
momenti
importanti
della
vita
di
Ettore
che
viene
casualmente
salvato
dal
Principe
Scipione
Borghese
dopo
un
grave
incidente
ferroviario.
Fra
i
due
nascerà
un
importante
legame
cementato
dalla
passione
per
i
Motori
che
li
proietterà
nella
partecipazione
al
Raid
Pechino-Parigi
nel
1907.
La
bella
penna
del
Gentili
presenta
una
realtà
romanzata
del
Raid
che
viene
disputato
su
tracciati
sterrati
appena
segnati,
ricchi
di
ogni
tipo
di
difficoltà
tanto
che
ad
un
certo
punto
saranno
costretti
a
correre
sulla
massicciata
della
ferrovia.
L’organizzazione
italiana,
la
professionalità
di
Ettore,
la
affidabilità
della
Itala,
l’abilità
del
districarsi
positivamente
del
Principe
Borghese di
fronte
ad
ogni
problema
faranno
la
differenza
in
quei
territori
sconfinati
assolutamente
privi
di
assistenza
meccanica
e di
carburante.
Il
nostro
scrittore
a
questo
punto
entra
in
azione
aggiungendo
ulteriori
problemi
che
coinvolgeranno
la
Itala
- e
anche
le
altre
auto
concorrenti
-
che
verranno
osteggiate
con
veleni,
anelli,
morti
misteriose
e
complotti
orditi
da
loschi
figuri
che
vedono
nell’automobile
una
minaccia
per
la
stabilità
dell’Oriente,
ancora
spossato
dall’aggressiva
intrusione
sfociata,
appena
otto
anni
prima,
nella
Rivolta
dei
Boxer.